TORINO. I Pm: “qui la ‘ndragheta è più concreta che al Sud”

Meno appariscente ma piu’ concreta. E’ il profilo della ‘ndrangheta al Nord tracciato dai procuratori generali di Torino Roberto Sparagna, Monica Abbatecola e Antonio Malagnino nel corso della requisitoria al processo d’appello ‘Minotauro’, sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel Torinese, iniziata lo scorso venerdi’ e conclusa oggi con le richieste di condanna a oltre 600 anni di carcere per i 63 imputati. ”La ‘Ndrangheta al Nord – ha detto Sparagna – opera in modo diverso, in silenzio: si adatta, si mimetizza, e questo la rende piu’ insidiosa e persino piu’ difficile da aggredire”. In Piemonte e’ presente ”almeno dal 1972, quando abbiamo certezza della richiesta, formulata a un pentito, di aderire al ‘locale’ di Chivasso”. Sul fatto che la presenza della ‘Ndrangheta sul territorio fosse tollerata, Sparagna ha aggiunto che ”e’ possibile che i politici piemontesi potessero non sapere dei legami di parentela di alcune persone con i boss in Calabria, ma abbiamo il sospetto che i politici di origine calabrese non potessero non saperli”.


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