In attesa che oggi, finalmente, il presidente dell’INPS Pasquale Tridico faccia chiarezza sullo scandalo dei bonus Inps chiesti anche da politici super stipendiati, forse vale la pena mettere in fila i singoli pezzi del caso per offrire qualche chiave di lettura.
La prima cosa che colpisce è che -almeno per quanto emerso finora- lo scandalo riguarda quasi solo personale politico del Nord. I percettori del bonus sono lavoratori autonomi che sembrano aver trovato nella politica una sorta di “secondo lavoro”. Alcuni sono anche ex parlamentari rieletti nei consigli regionali.
In buona parte appartengono all’Italia profonda, spesso sono nati (anagraficamente e politicamente) in paesini di poche centinaia di abitanti del piacentino, del mantovano, dell’Alto Adige, del genovese.
È il Nord minuto che in queste ore sta facendo emergere una dose di meschinità ma anche un problema di morale nella gestione dei fondi pubblici. Tema generalmente declinato per “quelli del Sud”.
Quasi tutti i politici coinvolti hanno fatto qualche anno di gavetta prima di salire sulla Girandola di qualche ras di partito che li ha inseriti (con leggi elettorali che consentono l’elezione pilotata) nel girone della Camera e dei consigli regionali.
Tutto legittimo. Ma quando alcuni dei consiglieri regionali coinvolti sottolineano di aver immesso i bonus personali nel circuito delle loro aziende sorge spontaneo il dubbio di come politici di questa risma possano governare l’interesse generale.
La seconda considerazione riguarda la Lega di Matteo Salvini che sembra essere vittima del suo stesso grande successo elettorale. I politici della Lega coinvolti nel “caso bonus” sono 11, 3 svp, 1 per Movimento 5s, PD Fi e forze minori. Qualche volta i numeri parlano da soli.
*Giornalista del Messaggero da cui è tratto questo Fucus (14 agosto).
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