L’INTERVENTO. Aree interne e intellettuali, in Calabria

Mauro F. Minervino e Annarosa Macrì in contemporanea o quasi si occupano della galassia dei centri abitati, sempre più disabitati, delle aree interne calabresi. Non sono i soli, ovviamente: c’è tutto un dibattito che si svolge in materia, con Arminio, Teti, Cerzosimo e Donzelli, la Fondazione Appennino… ma per fare il punto non guasterà iniziare da qui.

Un numero enorme, maggiore, di borghi o paesi, che in altre regioni grandi e ricche più di noi (fosse questa la causa o la concausa dei nostri primati negativi? Non a caso uno dei motivi da sempre addotti per il nostro ‘ritardo di sviluppo’ è quello che si riferisce all’assenza di una grande città, di un attrattivo polo urbano).

Luoghi, ormai in molti casi non-luoghi, al più  galleggianti nella realtà imposta dal modello di sviluppo, periodicamente trattati secondo la mistica del ritorno o la retorica del buon tempo antico, espressione e topos di un’antropologia che oscilla fra il moderno e il classico, in cui però la dimensione del ‘che fare’ latita abbondantemente.

La discussione non può non intrecciarsi con l’impegno, e il disimpegno, degli scrittori e degli intellettuali calabresi, di volta in volta chiamati in causa, o direttamente protagonisti, in un dibattito che li vede arroccati sulle sponde del nostalgico e su quelle del modernismo immemore, più spesso nel silenzio dell’assenza-fatte le dovute per quanto singolari eccezioni. Assenza anche fisica, di tanti che fuori dalla regione lamentano ritardi e abbandoni dall’alto di posizioni acquisite altrove. E assenza o più esattamente desertificazione di presidio umano, strumentale, insediativo utile e necessario-non solo per formare aggregazioni, cluster, sociali ma anche autosufficienti secondo una way of life coerente e non importata acriticamente-ad assicurare un baluardo contro lo sfasciume pendulo.

E’ di questi giorni, infatti, l’ennesimo allarme sollevato da columnist autorevoli che, di fronte ai ricorrenti e gravissimi fenomeni dissesto idrogeologico-frane e alluvioni-verificatisi su tutto il territorio nazionale e in Calabria in misura e con modalità particolari (cementificazione diffusa, mancanza di strumenti di pianificazione e prevenzione, territori abbandonati, inosservanza di misure elementari suggerite da scienza, tecnica e contenuti normativi), oltre a denunciare ritardi e omissioni invocano azioni e iniziative concrete, urgenti, inserendosi nella discussione che riguarda le risorse previste e prevedibili nel PNNR.

Come si fa a ‘resistere’ in paesini di poche centinaia di anime che smottano verso valle? Per quanto ancora potranno esistere quattro case, pur cariche di storia e storie, ma nient’altro, distanti e non solo fisicamente dai centri in cui la modernità ha imposto il suo dominio, esclusivo?

L’equivoco, o l’imbarazzo, o il persistere di posizioni bipartisan ma comunque attendiste forse è il caso venga una volta per tutte risolto, superato. Sia in ambito politico che, e ancor prima, culturale. Ha senso oscillare, infatti, fra il ricordare il ‘come eravamo’ di una civiltà contadina pur ricca di valori e legami e il reclamare maggiori attenzioni e nuove intraprese però sganciate da un impianto immerso nella realtà a dir poco d’anteguerra? Fra il paesismo di Arminio, per dirla sinteticamente, e le suggestioni di Lupo e Nigro che con la Fondazione Appennino hanno intrapreso un percorso improntato al superamento di una visione passatista del sud, forse è giunto il momento di cercare una sintesi, o forse semplicemente di scegliere.
Anche così, son certo, si discute di Questione Meridionale, si affronta una nuova Questione Meridionale, si richiamano a un nuovo impegno gli intellettuali del Mezzogiorno.

P.S. Nessuno che ricordi, in cotanto vortice di analisi e riflessioni, un’iniziativa concreta, meditata e matura che, con l’Associazione Prima che Tutto Crolli, proponemmo come disegno di legge regionale  di iniziativa popolare, fatta propria da oltre cinquanta comuni, che arrivò solo due anni fa alla soglia dell’approvazione o quasi in Consiglio Regionale. Se giunta al termine dell’iter previsto non sarebbe risultata certamente risolutiva ma avrebbe rappresentato in ogni caso un punto non irrilevante di sensibilità e attenzione, dal quale magari ripartire.


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