La Conferenza episcopale calabrese ha approvato una nota pastorale contro la ‘ndrangheta. Il documento – presentato questa mattina a Reggio Calabria dal presidente, monsignor Salvatore Nunnari – è stato condiviso dai 12 vescovi della Calabria.
”Non ci siamo impegnati a scrivere questo documento ‘contro’ qualcuno – spiegano – ma ‘per’ annunciare la Verità eterna del Vangelo di Gesù Cristo. E’ chiaro che questo annuncio diventa come una spada affilata e trafigge chi si pone in una situazione opposta al Vangelo. Ed è qui che si radica il discorso sulla ‘ndrangheta. Chi ne fa parte non solo tradisce il Vangelo, ma è come se vivesse calpestandolo ogni giorno”. Il documento indica quattro tematiche da affrontare. La prima è ”La Chiesa esperta in umanità” in cui da una parte si mettono a fuoco ”le meraviglie della terra di Calabria e dei calabresi, i doni che Dio ci ha fatto, i valori che vengono vissuti e custoditi da millenni” mentre dall’altra parte i vescovi evidenziano ”gli aspetti negativi che deturpano questa terra: dalla disoccupazione al vuoto di certezze, di fiducia, di speranza; dalla corruzione diffusa ad una politica spesso distante dai bisogni della gente; dalle insidie che si profilano oggi all’orizzonte per il diffondersi della cultura del relativismo a un pericolo grave, che è ormai una tragedia, che esiste da tanti decenni: quello della ‘ndrangheta”. Secondo la Conferenza episcopale calabrese la mafia è ”qualcosa di disumano”.
La seconda tematica è relativa alla ”Chiesa dinanzi al doloroso male della ‘ndrangheta”, i vescovi ricordano le parole di Papa Wojtyla ad Agrigento e quelle più recenti di papa Bergoglio a Sibari. “Serve convinta collaborazione tra Chiesa e Istituzioni”, “Non ci si puo’ convertire a parole’.
”Presentiamo -spiega la nota- in maniera davvero toccante qual è il volto reale della mafia e della ‘ndrangheta, senza mezze parole, ma con una chiarezza estrema, che va alla radice di questo fenomeno aberrante, che è in tutta evidenza opera del Maligno. Un fenomeno, che è insieme l’antistato, con le forme di dipendenza, che crea nei paesi e nelle città; e l’anti-religione, con i simbolismi e gli atteggiamenti utilizzati al fine di guadagnare consenso”. La conclusione ”non può essere che una: chi fa parte della mafia, anche se non ha ricevuto una scomunica scritta, si pone automaticamente fuori dalla comunione ecclesiale”.
La terza tematica è ”La Chiesa e le Istituzioni dello Stato” in cui viene posto in luce il rapporto di ”convinta collaborazione che deve esistere tra la Chiesa e le istituzioni civili, nel rispetto ovviamente del proprio ambito e della propria missione, al fine di combattere il male e di estirparlo alla radice: da una parte la Chiesa soprattutto con l’opera educativa; dall’altra le istituzioni con tutti i mezzi messi a disposizione dalle legg”. “Viene ribadita – si legge ancora nel documento – la stima che la Chiesa ha, particolarmente, verso la magistratura e le Forze dell’Ordine; distinguendo ovviamente le dinamiche della loro azione, che sono diverse”.
Infine c’è il “messaggio di speranza e invito alla conversione” che significa un “cambiamento concreto” di vita. I vescovi calabresi avvertono nella nota pastorale che ”non ci si può convertire a parole. La conversione, anche se comincia nell’interiorità, deve diventare poi in qualche modo visibile”. La Conferenza episcopale calabrese conclude, nel presentare la nota pastorale contro la ‘ndrangheta, con un augurio: ”Vorremmo che iniziasse davvero una stagione nuova della nostra storia, mettendo nel campo della vita dei calabresi i semi per un rifiorire della legalità, dell’onestà, dell’altruismo, del rispetto e, perfino, dell’amore fraterno”. I vescovi annunciano infine che sarà creato un direttorio ”nel quale quanto in questo documento offriamo come riflessione diventerà legge all’interno della comunità ecclesiale, con i risvolti concreti e le norme che guideranno la vita di tutti i giorni”.