
Esattamente dieci anni fa è scomparso Leone (Lillo) Zappia. Con lui ho avuto un’amicizia importante, densa, che s’è allargata fin da subito alle nostre famiglie e ai nostri ragazzi. Lillo ha attraversato la vita con l’atteggiamento di chi cammina in punti di piedi per non disturbare nessuno, ma in realtà ha lasciato tracce profonde del suo passaggio perchè animato da passioni intense e generose. Venne al Pci a ridosso dei fatti di reggio Reggio e capì meglio degli altri che sarebbe stata necessaria una fatica lunghissima per risanare le rotture profonde che si erano determinate. Da qui la sua ansia a unire anziché spaccare ogni volta possibile. Riusciva ad essere mite (pochissimi gli hanno sentito alzare la voce) ma determinatissimo (nessuno è mai riuscito ad allontanarlo dal lavoro sugli obiettivi che riteneva necessario raggiungere).

Ho una nostalgia struggente delle ore passate insieme a discutere con lui impegnati a capire meglio quel che ci accadeva intorno. Mai sazi forse perché, copio il titolo di un bel libro, anche noi “volevamo la luna”. Spesso mi chiedo quali posizioni avrebbe assunto di fronte alla tempesta che ha investito il paese e l’Europa in quest’ultimo decennio. E’ sempre pericoloso ricavare automaticamente dalle posizioni politiche e culturali di chi non c’è più, giudizi e valutazioni sull’oggi o il futuro. Di certo avrebbe aiutato la riflessione con l’arma potente di chi riesce, come lui riusciva, a non farsi condizionare mai dall’enfasi e dalla retorica. L’ultima volta l’ho incrociato da Boccaccio, io di ritorno da Roma, lui impegnato nella campagna elettorale in cui sarebbe stato eletto in Parlamento. Ci promettemmo di vederci prestissimo per riattivare il nostro antico circuito preoccupati entrambi delle nubi che s’infittivano sulla Calabria e sul Paese. Ma la malattia ci avrebbe bloccati. Ciao Lillo, che la terra continui ad esserti lieve. Un abbraccio a Maria Enza, Alessia, Luca.