DIA. Cosa Nostra e ‘ndrangheta cambiano ma restano radicate nei propri territori

Le organizzazioni mafiose, in testa Cosa Nostra e ‘Ndrangheta – balzate in primo piano con gli ultimi arresti, che narrano della loro cooperazione nelle stragi del ’93-’94 – cambiano pelle, si adeguano al nuovo contesto, si espandono, ma nel contempo restano profondamente radicate nei territori d’origine, Sicilia e Calabria, spesso con addentellati nelle istituzioni. E tra le Regioni del Centro Nord, il Lazio si segnala come “un vero e proprio ‘laboratorio criminale’ dove le propaggini dei clan si sarebbero, nel tempo, stabilite, infiltrate e anche alleate con i gruppi autoctoni”. La fisionomia delle strutture criminali tracciata dall’ultimo rapporto della Dia, la Direzione investigativa antimafia, relativo al secondo semestre 2016, descrive questo processo e tratteggia una mafia “violenta e ‘professionale’ allo stesso tempo”, spesso alle prese col ‘problema’ dei ricambio generazionale. A Palermo, per esempio, Cosa Nostra, in mancanza di un organismo decisionale avrebbe riconosciuto legittimita’ ad agire a un organismo collegiale provvisorio costituito dai piu’ influenti capi-mandamento, una sorta di “cupola anomala” “alla quale prenderebbero parte reggenti, scarcerati per fine pena o ‘figli d’arte’”. Non solo. La morte dello storico padrino Bernardo Provenzano, non ha provocato “reazioni sussultorie” e “nonostante i crescenti segni di insofferenza verso la leadership corleonese”, l’organizzazione appare ancora “incapace di sostituire una nuova figura all’ingombrante icona simbolica dell’orami 86enne boss Riina”, che “conserverebbe almeno formalmente tutta la sua autorevolezza sugli altri uomini d’onore”. E’ proprio nel momento di assenza dei capi, tuttavia, che si registrano le piu’ accese contrapposizioni interne e le giovani leve, di eta’ tra i 18 e i 40 anni, si fanno avanti e puntano ad affiancarsi, se non addirittura a sostituirsi, alla generazione criminale precedente, che ha tra i 40 e i 65 anni. Strettamente connessa al ricambio generazionale, e’ la propensione dei giovani associati ad affacciarsi fuori dalle regioni d’elezione e all’estero, coinvolgendo soggetti con “una marcata professionalita’ nella gestione di attivita’ economico-finanziarie o nella pubblica amministrazione”. Appalti e transazioni finanziarie sono oggetto di attenzione e da un sistema intimidatorio si passa sempre piu’ all’infiltrazione in progetti di natura legale. Negli ultimi sei mesi del 2016 la Dia ha eseguito monitoraggi nei confronti di 433 imprese (194 al nord, 49 al centro, 189 al sud e una all’estero), ha eseguito accertamenti su 4.820 persone e ha ricevuto e istruito 170 richieste di accertamenti antimafia nei confronti di 171 imprese estesi a 2.270 persone. I controlli hanno riguardato anche situazioni ed eventi di primo piano: Expo, Grandi Opere, il post-terremoto. Sul fronte del contrasto al riciclaggio e alle operazioni finanziarie illecite, sono state registrate 51.652 segnalazioni di operazioni sospette pervenute dall’Unita’ di informazione finanziaria di Bankitalia. Uno screening che ha comportato l’esame di 220.684 soggetti.


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