I “Baschi verdi” del Gruppo di Reggio Calabria hanno cosi’ realizzato una mappatura delle aree di vendita, delineando i ruoli dei numerosi sodali dell’organizzazione, capeggiata da Giuseppe Spatari, 54 anni, e “Giulio” Lo Macouna 57 anni, cittadino italiano di origine senegalese. Il gruppo, secondo quanto emerso dalle indagini, aveva impiantato sul territorio reggino diversi opifici attrezzati con moderni macchinari industriali per mezzo dei quali era possibile imprimere i marchi delle griffe di moda direttamente sui capi. Le successive attivita’ tecniche, supportate da appostamenti e pedinamenti, hanno portato all’individuazione della “filiera” della contraffazione, dall’acquisto della materia prima “vergine”, che avveniva in Turchia, Cina, nonche’ in diverse regioni del territorio nazionale, al confezionamento del prodotto finale, destinato a rifornire gran parte dei mercati della provincia. Ma il gruppo era ingrado di soddisfare anche ordini commissionati da clienti operanti fuori dal territorio cittadino. Dagli approfondimenti investigativi e’ emerso anche che gli indagati utilizzavano opifici in parte completamente clandestini ed in parte operanti in violazione delle norme sui diritti di proprieta’ industriale, in quanto risultati sprovvisti di qualsiasi tipo di autorizzazione e della licenza di rivenditore ufficiale. Lo dimostrerebbe la scoperta di un laboratorio tessile con regolare partita Iva. Il sodalizio avrebbe realizzato un vero e proprio mercato “parallelo” del falso di enormi dimensioni ed in grado di compromettere seriamente i canali leciti di rifornimento. Danneggiati dall’attivita’ illecita, come sottolineato dal procuratore, oltre alle case d’abbigliamento, erano i consumatori finali, i quali hanno comprato prodotti scadenti e, talvolta, pericolosi per la salute. Fra i beni serquestrati, 3 immobili; 7 autovetture; 18 macchinari industriali; disponibilita’ finanziarie intestate ai destinatari delle misure cautelari.
REGGIO. Contraffazione, i dettagli dell’operazione contro i falsari
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