Hanno indagato per anni sulle entrate e le uscite, i flussi finanziari e gli investimenti di Antonio Saraco, destinatario del sequestro di beni per 25 milioni e imputato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ed arrestato nell’estate del 2013 nell’ambito dell’operazione “Free Boat – Itaca” che aveva coinvolto 25 persone, ritenute affiliate o fiancheggiatrici della cosca Gallace-Gallelli-Saraco operante a Guardavalle e Badolato, nel basso Ionio catanzarese. Un lavoro capillare su un vasto arco temporale quello condotto dai militari del Nucleo di polizia tributaria – Gico della Guardia di Finanza, coordinato dalla procura distrettuale di Catanzaro, il cui obbiettivo era verificare se fosse nelle disponibilita’ finanziare ed economiche di Saraco poter disporre dell’impero economico che la famiglia possedeva. Famiglia nella quale la moglie aveva un importante ruolo di prestanome. A lei, per esempio, era intestato il villaggio turistico “Aquilia resort” di Badolato. Sulla base delle indagini e’ stata calcolata una sproporzione di reddito di 25 milioni di euro. Su questa ricostruzione, le fiamme gialle hanno effettuato i sequestri nei confronti di Saraco, tra i quali, oltre al resort, una lussuosa villa e una societa’ a Roma, 33 immobili, un campo sportivo e 18 terreni a Badolato, 4 immobili a Satriano, sei locali nella provincia di Catanzaro, due autovetture, due moto, quote di societa’ con sede a Roma, Cosenza e Satriano, e’ diversi rapporti bancari e finanziari. Un sequestro, quello di martedi’, che segue ad altre aggressioni patrimoniali nei confronti delle cosche soveratesi. “A Ferragosto dello scorso anno – ha detto il colonnello Michele Di Nunno, comandante del Gico – sono stati sequestrati beni alla cosca Gallelli, e nell’ottobre successivo alla cosca Gallace”. Un cerchio che si chiude, una aggressione patrimoniale su tre fronti, quella che ha visto il recente provvedimento contro Antonio Saraco.
NDR. Il delicato lavoro sull’impero economico di Saraco. La moglia aveva un ruolo chiave
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